noi

16 Marzo 2013 16 Marzo 2013
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Rubiamo passi all’asfalto
(sospesi complici paralleli percorsi)
e alla foll(i)a
per affondare i piedi in terra nuda,
nutrimento di radici,
pioggia a crescerci.
A (s)vestirci son sinestesie
spasmi, polvere di sogni,
raro riversar in magia d’istinto,
contrappunti di carne allo spirito
con.fusione.

Inquietudini

4 Febbraio 2012 4 Febbraio 2012
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Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
cosi’ da poter brillare di foglie a ogni marzo,
ne’ sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovro’ perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma piu’ clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu’ perfetto -
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

Sylvia Plath