Il circo dei vorrei

Non mi esibisco più
al circo dei vorrei
non sfoggio più
i sorrisi smaglianti
della bambolina
che presentavi
sui prosceni
della tua vanità
non domo più
le tigri di possesso
senza il nerbo
della disillusione
non schivo più
le lame tra gli arnesi
dei tuoi giochi
di prestigio
non incedo più
acrobata di una me
sulla falsariga dei se
che tendevi
d’ego e condizione
in-trattenimento
di cavi tesi dalle ipotesi
di te giocoliere di parole
che mi facevo bastare
per superare le mie insicurezze
sospesa tra le stelle cadenti
dai teloni dell’illusione
di uno spettacolo
iterante a ricreare
soltanto la tua violenza
con il plauso
di ogni mia candida ingenuità
insudiciata dalle macchiette
dei tuoi clown tristi
di cui truccavo il viso
con i colori dei miei sogni.

Errantemente (c)


3 Commenti to “Il circo dei vorrei”

  1.   CASSANDRO Says:

    Purtroppo non conosco l’autore della pregevole poesia che hai inserito (mi auguro, Titania, che sia tu), e la indicazione “errantemente” mi lascia nel più grande buio.

    Non conosco peraltro la spina irritativa per la nascita di questa, ripeto pregevole, composizione, che trovo in linea con quanto hai esternato nella risposta ad un mio commento nel post precedente: “Per lo più il silenzio è la lingua dell’anima, ma a volte l’anima deve gridare e forte”.

    Posso solo immaginare che si tratti della fine di una storia vissuta da lei intensamente, il che la avvicina allo stato d’animo della protagonista di una commedia in versi inedita che sto scrivendo a tempo perso con un amico, la quale appunto così si esprime per una storia analoga.

    A B R U C I A P E L O

    Così tu me lo dici? . . . A bruciapelo?!
    “Lasciamoci!” . . . E che è? . . . un sacco di fave!?
    Perchè non dire: “Dài, spegniamo il cielo,
    che non è poi cosa tanto grave”.

    Ma certo! . . . E la gente in un momento
    alza gli occhi in alto e non trova
    sopra la testa sua il firmamento . . .
    che prima c’era . . . Dìmmelo, che prova?

    Pensaci bene! . . . E’ sbalestrata, almeno! . . .
    Sconvolta! . . . Come me, se sento dire
    “Lasciamoci!” . . . Perchè? Hai fatto il pieno? . . .

    O come te, in quanto andrà a finire
    che resterai senza arcobaleno,
    . . . tu pure . . . senza stelle ed avvenire.

    Ma come te ne sei potuto uscire!

    ° ° °

    Per quanto mi riguarda senza scene
    — no, oggi forse no . . . forse domani –
    dal cuor mi strapperò il volerti bene
    per darlo . . . ancora sanguinante . . . ai cani.

    Poi chiuderò per qualche giorno, credo,
    col mondo i miei contatti . . . Aspetterò
    di ben capire — tu lo sai non cedo –
    perchè, e come, è mai successo ciò.

    Dicevi che sarei stata io
    a dirti di lasciarci all’improvviso!
    E invece . . . come vedi . . . amico mio . . .

    sei stato solo tu che l’hai ucciso
    ciò ch’era tuo . . . ma anche mio . . . Addio! . . .
    La seta hai trasformato in lino liso!

    . . . Tu non sgorgarmi, lacrima, sul viso!

    (Cassandro)

  2.   andreapac Says:

    Ciao Titania, torno a trovarti e leggo parole bellissime.
    Chiudi la poesia con la persona burattinaia …trucchi un claun con i colori più belli
    Fortunato quel volto nel suo inchino dinanzi alla platea del mondo.
    Nel mio mondo i burrattinai non colorano la realtà con colori di sogni ma con ben altri bitumi puzzolenti.

  3.   Titania Says:

    Grazie per le belle parole di entrambi, anche a nome dell’altro autore :)
    Sono versi molto importanti per me, un portale nel tempo, in una dimensione squarciata e al tempo stesso ricomposta da quelle scoperte e condivise consapevolezze.
    La sfumatura che mi manca è quella dell’inganno.. nè come vittima nè come carnefice.. nelle eventuali illusioni ho sempre trovato solo una beffa della sorte.
    Cassandro mi piace molto il brano che hai postato. Sentimenti intensi senza sentimentalismi.